Spinacio selvatico

Descrizione: pianta erbacea perenne con fusti ascendenti, verdi, glabri, scanalati di bruno o rossastro, cilindrici-striati e fogliosi. Le foglie sono verdi, grandi, carnose, picciolate, farinose-sabbiose nella pagina inferiore, a margine intero e ondulato. Il nome della specie (Chenopodium sp.), che significa “piede d’oca”, allude alla forma delle foglie che sono triangolari, con apice appuntito. I fiori, che compaiono tra maggio e agosto, sono verdastri, piccoli, riuniti in grappoli terminali a forma di spiga conica. I frutti sono acheni che  racchiudono un seme scuro e lucido.

Habitat: si può trovare ovunque in Italia, dai 500 m s.l.m. ai 2100 m s.l.m., ma la sua diffusione è legata alla presenza di terreni azotati. E’ una pianta che dunque cresce vicino alle case, lungo i muri, in prossimità di malghe, stalle e casolari dove staziona il bestiame.

Proprietà: è ricco in vitamine (C e B1) e sali minerali (principalmente in ferro); è quindi un buon ricostituente, antianemico, lassativo e depurativo. Per l’elevato contenuto di acido ossalico è sconsigliato il consumo a persone sofferenti di calcoli, artriti e reumatismi.

Uso in cucina: si utilizzano al posto degli spinaci, ma rispetto ad essi hanno un gusto più deciso e saporito. Si usano le giovani foglie, colte in primavera ed estate, o le sommità prima della fioritura quando sono ancora tenere. Si possono consumare crudi in insalata, uniti ad altre verdure o a gherigli di noce. Possono inoltre venir lessati in pochissima acqua, strizzati e usati per il ripieno di cannelloni o ravioli, uniti a ricotta o patate, o di erbazzoni, con la cipolla, o mescolati all’impasto degli gnocchi o della pasta fresca. Queste pietanze si abbinano molto bene a condimenti in bianco, come burro fuso e salvia. Si possono inoltre far stufare in padella con olio, aglio e sale, e usati come contorno a secondi piatti di carne o uova, sia all’occhio che in frittata, o a formaggi sciolti sopra. 

In cucina con il nostro prodotto: Abbiamo utilizzato le giovani foglie di spinacio selvatico per preparare la Salsa Pratolina di Erbe selvatiche miste. Questa salsa, per la sua ricchezza di sapori (i dolci spinacio selvatico e piantaggine, le amare bardana, malva e tarassaco, le stuzzicanti erba cipollina e alliaria, le delicate ortica e primula), si accompagna ottimamente a crostini con formaggi (sia delicati che stagionati), a uova strapazzate, a  bolliti e carni alla griglia. Si possono inoltre preparare delle omelette farcite con formaggio e questa salsa. Sta molto bene come condimento per insalate di riso e di farro. 

In cucina con la pianta fresca:

Sugo al Buon EnricoBollire brevemente e in poca acqua salata una quantità a piacere di foglie di buon enrico. Colare, strizzare e frullare con olio d’oliva extravergine in modo da ottenere un composto cremoso. Se lo si desidera si può aggiungere uno spicchio d’aglio sminuzzato e frullato insieme. Si usa per condire la pasta, aggiungendovi pepe o peperoncino a piacere. 

Farro al Buon EnricoLessare 400 gr di farro perlato per 20-30 minuti in acqua salata. Cuocere intanto a parte 1 kg di buon enrico in padella per 5 minuti usando la sola acqua rimasta dal lavaggio. In una padella soffriggere 2 spicchi d’aglio con olio extravergine d’oliva e peperoncino e aggiungervi il buon enrico. Scolare il farro, unirlo alle verdure e lasciar insaporire per alcuni minuti. Servire con abbondante pecorino grattugiato.

Occhi di GattoLessare 1 kg di buon enrico e 500 gr di patate. Tritare finemente la verdura e schiacciare le patate. Unire il tutto e legare con burro o olio e un po’ di sale; mescolare cuocendo a fuoco basso. Fare intanto cuocere 8 uova in camicia. Versare il composto di buon enrico e patate in una pirofila da forno. Formare degli incavi nei quali inserire le uova condite con pancetta soffritta in padella e scaglie di formaggio tipo Castelmagno. Infornare per pochi minuti.

Società Agricola

la Giustrela

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